I nomi vennero pronunciati con voce pesante. Nomi semplici. Nomi di bambini che avrebbero dovuto giocare, non trovarsi nel mezzo di una tragedia.
Un paramedico uscì dalla stanza e annuì.
"La mamma è viva. È in gravi condizioni, ma la portiamo in ospedale."
Ana non pianse. Chiese semplicemente:
"Starà bene?"
Nessuno sapeva cosa rispondere.
Gli assistenti sociali iniziarono la procedura. Parlarono di strutture, di documenti, di "affidamento temporaneo". Parole grosse e fredde che non avevano nulla a che fare con gli occhi di Ana.
"Posso andare con mio fratello?" chiese.
Silenzio.
"È impossibile", disse la donna, evitando il suo sguardo. "Per ora andrete separatamente."
Poi Ana esplose.
Non ad alta voce.
Non in modo isterico.