Rimasi in corridoio con il cappotto, come se fossi una semplice ospite. Ma le mie gambe non ne volevano sapere di muoversi. Qualcosa mi tratteneva lì, come se la porta si fosse chiusa alle mie spalle senza che me ne accorgessi.
La ragazza era seduta su una sedia, con le mani giunte in grembo.
"Come ti chiami?" chiesi a bassa voce.
"Ana. E lui si chiama Matei."