La ragazza sussultò. Istintivamente, si sistemò e strinse la coperta in cui giaceva la bambina, come se si preparasse a essere respinta o scortata fuori dalla proprietà. Il suo sguardo si posò per un attimo sulle guardie, poi si voltò cautamente verso Victor.
"Mi chiamo Clara Monroe", disse a bassa voce. "Non sono qui per i soldi. Ho solo bisogno di un lavoro. Un lavoro qualsiasi va bene. Mia sorella ha fame."
Victor la osservava con una tale intensità che allarmò le guardie. I suoi occhi erano acuti e vigili, il suo sguardo chiuso. C'era paura, ma anche determinazione. Non era un inganno. Era perseveranza, affinata dalla necessità.
Alzò leggermente la mano, segnalando al personale di sicurezza di indietreggiare.
"Portateci del cibo", disse a bassa voce. "E dell'acqua."