La guardai, confusa, prima di incrociare finalmente il suo sguardo. "Ava... Come hai potuto permetterti una cosa del genere?"
Esitò.
Poi, senza dire una parola, si abbassò il cappuccio della felpa.
I suoi capelli erano spariti.
Spingevo la sedia così forte che scricchiolò sul pavimento.
"Oh mio Dio. Ava, cosa hai fatto?"
"Ne ho venduti alcuni", ammise a bassa voce. "E la signorina Carla del salone ha usato il resto per farti questa."
(Immagine a scopo puramente illustrativo.)
Lanciò un'occhiata alle sue scarpe prima di continuare.
"So che non possiamo permetterci una parrucca vera. E so che continui a dire che i capelli non contano... ma so anche che ti manca sentirti te stessa."
Il mio cuore si spezzò.
Attraversai la stanza in pochi secondi e l'abbracciai così forte che ridacchiò leggermente per la pressione.
"Sei fantastica", sussurrai tra le lacrime.
Si scostò quel tanto che bastava per guardarmi.
"Sei mia madre."
Quella frase ha mandato in frantumi quel poco di autocontrollo che mi era rimasto.
Ho pianto a dirotto, quel pianto incontrollabile e inconsolabile che ti fa tremare tutto il corpo.
Ava gemette drammaticamente mentre mi abbracciava.
"Okay, beh. Stavo cercando di fare qualcosa di carino. Non mi aspettavo un crollo emotivo di questo livello."
Ho riso tra le lacrime.
"Sei impossibile."
Lei alzò le spalle. "Ho imparato dalla migliore."
Poi le presi il viso tra le mani e le dissi dolcemente: "Non dovrai mai rimediare a questo per me."
"Lo so", rispose.
Ma lo sguardo nei suoi occhi diceva che ci avrebbe provato comunque.