Quelle parole mi strinsero il cuore.
Perché pensavo la stessa cosa di lui.
"Non sono qui per portarti via niente", disse Daniel a bassa voce. "È solo che... avevo bisogno di vederti. E volevo che tu lo sapessi."
Lo guardai, questa volta lo guardai davvero.
Il modo nervoso in cui le teneva le mani.
La gentilezza nei suoi occhi.
Il calore familiare che mi sembrava così dolorosamente simile a quello di Peter.
"Hai il suo sorriso", dissi dolcemente.
Le labbra di Daniel si incurvarono leggermente.
"Me l'hanno detto."
Un silenzio calò tra noi, pesante ma non imbarazzante.
Poi guardai l'anello al mio dito.
"Di chi è?" chiesi.
Daniel esitò.
"Di mia madre", disse. "Glielo ha dato prima che nascessi. Mi ha chiesto di darlo a te."
Aggrottai la fronte, confusa.
"A me?"
Annuì.
"Ha detto... che avresti capito."
Guardai l'anello, facendolo roteare lentamente tra le dita.
E poi, all'improvviso, lo feci.
Peter non era mai stato un uomo da grandi gesti.
Ma credeva nel significato.
Nel legame.
Anche quando arrivava troppo tardi.
La lettera continuava.
"Questo anello rappresenta una parte della mia vita che non posso cancellare. Ma rappresenta anche le scelte che mi hanno portato a te.
Non ti chiedo perdono perché so che avrei dovuto dirti la verità.
Ti chiedo qualcos'altro.
Ti prego... Non lasciarlo solo al mondo.
È mio figlio.
E se c'è una parte di me che ancora desideri... Spero che tu possa trovare un posto anche per lui nel tuo cuore."
Abbassai lentamente la lettera.
Sentivo un peso sul petto, ma non di rabbia.
Di qualcosa di più profondo.
Dolore.
Non solo per l'uomo che ho perso.
Ma anche per le parti di lui che non ho mai conosciuto.