Lucian lanciò un'occhiata alternativamente a me e a sua madre.
Un silenzio opprimente calò in cucina.
Cristina fu la prima a parlare.
—Allora? Dille di prendere le sue cose e andarsene.
Lucian non rispose.
Feci un passo avanti.
—Signora Cristina… credo che abbia dimenticato un dettaglio molto importante.
Mi guardò con aria di superiorità.
—Quale dettaglio?
—Questo appartamento non appartiene a suo figlio.
Appartiene a me.
Rimase immobile per un attimo.
Poi scoppiò a ridere.
—Che sciocchezze sta dicendo?
—Non sono sciocchezze.
Ho comprato questo appartamento tre anni prima del mio matrimonio.
Il mutuo è a mio nome.
I documenti sono a mio nome.
Lucian si è trasferito da me solo dopo il nostro matrimonio.
Cristina si rivolse immediatamente a suo figlio.
—Lucian… dille che sta mentendo. Fece un respiro profondo.
— Mamma…
Emma dice la verità.
L'appartamento è suo.
Per la prima volta, sul volto di Cristina comparve un'espressione di incertezza.
— Ma…
— Non ci sono "ma".
Tutto ciò che ha detto è vero.
Mara cercò di sgattaiolare via inosservata verso il corridoio.
La fermai.
— Nessuno se ne va.
Non per insulti del genere.
Cristina mi guardò di nuovo.
— Anche se è il tuo appartamento, continuo a pensare che…
La interruppi con calma.
— Sei libera di pensare quello che vuoi.
Ma a casa mia nessuno ha il diritto di insultare mia sorella.
E nessuno decide chi è benvenuto in presenza di mia figlia e chi no.
Sofia si era avvicinata a Mara e le teneva la mano.
Non capiva tutto quello che stava succedendo.
Ma capiva che sua zia era triste. Lucian si alzò e si mise accanto a me.
Per la prima volta dopo tanti anni, non si nascose più dietro il silenzio.
"Mamma, hai esagerato."
Cristina lo fissò, sbalordita.
"Stai prendendo le sue difese?"
"No.
Sto prendendo le difese di mia moglie.