Una volta, mentre stavamo uscendo dall’ospedale, mi prese la mano e mi disse con voce dolce:

Le portavo la frutta quando avevo un po’ di soldi in più.

Le compravo le medicine se notavo che non poteva permettersele.

A volte, dopo aver finito di pulire, mi sedevo con lei per un po’ e ascoltavo storie della sua giovinezza, di un marito che era già morto e di alcuni figli che, secondo lei, “avevano una vita propria”.

Non ne parlava mai male.

Questo mi impressionava.

Diceva solo:

“Una madre non smette mai di essere madre, anche quando i suoi figli dimenticano come essere bambini”.

Un giorno trovai, in un cassetto socchiuso, diverse vecchie lettere restituite per posta.

Tutte indirizzate allo stesso indirizzo a Monterrey.

Tutte con lo stesso cognome.
Nessuna aperta.

Non dissi nulla.

Nemmeno lei.

Ma quella sera, per la prima volta, mentre me ne andavo, mi chiese:

“Potresti tornare domani?”

Lo feci.

E anche il giorno dopo.

La sua salute iniziò a peggiorare rapidamente.

Riusciva a malapena ad alzarsi da sola.

Respirava a fatica, con piccoli sforzi.