Ogni rumore di auto faceva battere forte il cuore di Arnold, e ogni ora che passava offuscava la speranza nei suoi occhi. La sera, gli unici passi sul portico erano quelli dei vicini che se ne andavano, la cui compassione era più difficile da sopportare della solitudine.
"Forse hanno ritardato", sussurrò Martha a Ben mentre uscivano, non proprio silenziosamente. "Il tempo è brutto."
"Il tempo è brutto da cinque anni", mormorò Arnold tra sé e sé mentre uscivano, fissando le cinque sedie vuote intorno al tavolo da pranzo.
Il tacchino che aveva insistito per arrostire giaceva intatto, un banchetto per fantasmi e sogni svaniti. Le sue mani tremavano mentre cercava l'interruttore della luce, e in quel tremore, l'età e il dolore si confondevano.
Premette la fronte contro il vetro freddo, guardando le ultime luci del quartiere spegnersi. "Credo sia finita, Mariam." Una lacrima gli rigò la guancia segnata. "I nostri figli non torneranno a casa."
Improvvisamente, proprio un attimo prima che la luce del portico si spegnesse, un forte bussare lo riscosse dai suoi pensieri malinconici.
Attraverso il vetro smerigliato, scorse una sagoma: troppo alta per essere uno dei suoi figli, troppo giovane per essere un vicino. La sua speranza vacillò leggermente quando aprì la porta e vide un giovane con una macchina fotografica in mano e un treppiede a tracolla.
"Ciao, sono Brady." Il sorriso dello sconosciuto era caloroso e sincero, e gli ricordò dolorosamente quello di Bobby. "Sono nuovo del quartiere e sto girando un documentario sui Natali locali. Se non le dispiace, potrei..."
"Non c'è niente da filmare qui", scattò Arnold, con amarezza in ogni parola. "Solo un vecchio e il suo gatto in attesa di fantasmi che non tornano a casa. Nessuna festività degna di essere ripresa. FUORI!"
La voce gli si spezzò mentre cercava di chiudere la porta. Non sopportava un altro promemoria della sua solitudine.
«Signore, la prego di aspettare», il piede di Brady sfiorò la porta. «Non sono qui per raccontarvi la mia triste storia. Ma ho perso i miei genitori due anni fa. Un incidente d'auto. So cosa significa avere una casa vuota a Natale. Come il silenzio diventi così assordante da far male. Come ogni canzone natalizia alla radio sia come sale su una ferita aperta. Come si apparecchia la tavola per persone che non verranno mai...»
La mano di Arnold si staccò dalla porta e la sua rabbia si dissolse in un dolore condiviso. Negli occhi di Brady non vide pietà, ma comprensione, quel tipo di comprensione che si può trovare solo percorrendo lo stesso sentiero oscuro.
«Le dispiacerebbe se...» Brady esitò, la sua vulnerabilità traspariva dal suo dolce sorriso, «se festeggiassimo insieme? Nessuno dovrebbe essere solo a Natale. Anch'io avrei bisogno di compagnia. A volte la cosa più difficile è non essere soli. È ricordare com'era non essere soli.»