Pochi clic rapidi e si aprì una finestra. Righe di testo giapponese scorrevano sullo schermo, cerchiate da simboli di errore rossi. Daniel si mosse velocemente, correggendo, riorganizzando le frasi ed eliminando le interpretazioni errate.
"Come fai senza un dizionario?" gli chiese stupita una delle donne del team, Vega.
Continuò a digitare. "Mio padre diceva sempre: 'Il giapponese non si spiega con la mente, ma con il cuore. Ogni carattere ha la sua anima'."
Le sue parole riempirono la stanza di silenzio. Persino coloro che prima avevano riso lo guardarono con rispetto.
Dopo mezz'ora, premette Invio. La traduzione completa apparve sullo schermo: chiara, elegante e senza errori.
"È così che dovrebbe essere?" chiese uno degli esperti. "Esattamente", rispose Daniel a bassa voce. "L'espressione facciale che il sistema aveva giudicato offensiva era in realtà un gesto di rispetto tra colleghi dello stesso grado."
Stefan rimase senza parole. Vega lo guardò, poi sorrise appena. "Se hai ragione, hai appena salvato un contratto del valore di decine di milioni."
Daniel abbassò lo sguardo. "Ho fatto solo ciò che era necessario."