Nella clinica di Diego, avevo accesso quasi illimitato. Ero praticamente "la moglie del dottore". Un martedì pomeriggio, mentre la receptionist andava a prendere un caffè, mi intrufolai nell'ufficio amministrativo. Il cuore mi batteva forte nel petto mentre cercavo il mio nome sul computer.
Lo trovai.
"Visita completa + isteroscopia diagnostica".
La data: quello stesso venerdì.
Aprii il file allegato. Era un documento scansionato: un modulo di consenso informato che non avevo mai letto prima.
In fondo c'era una firma.
La mia firma.
O meglio, un'imitazione piuttosto convincente.
Stampai tutto e misi le pagine in una cartella blu, che nascosi sotto una coperta nel bagagliaio della mia auto.
Quella sera, mentre Diego faceva la doccia, lo osservai attraverso il vetro appannato della porta del bagno. Lo stesso corpo familiare, gli stessi gesti.
Mi chiesi quando esattamente avesse deciso di avere il diritto di decidere per me.
Lo scontro è avvenuto senza preavviso.