Quella prima notte, nella modesta e silenziosa camera d'albergo, sentii un vuoto più profondo della semplice solitudine. Non stavo perdendo solo i miei cari; stavo perdendo la vita che avevo immaginato.
Strinsi tra le mani l'ecografia e la voce del medico mi risuonava ancora nella testa: "Stanno tutti bene. Tutti e quattro." Quattro bambini. Non uno. Non due. Quattro piccoli cuori già dipendenti da me.
Da quel momento in poi, la paura assunse una forma diversa. Non mi paralizzava più, ma si trasformò in un senso di responsabilità.