Maribel arrivò con una ciotola di insalata di patate.
Senza parrucca.
Senza foulard.
Nessuna spiegazione.
Semplicemente si avvicinò, posò la ciotola sul tavolo e si sedette accanto alla nipotina di Mason.
La bambina le si arrampicò in grembo.
Poi, con l'innocente curiosità che solo i bambini possiedono, le passò le dita tra i capelli.
"Sono morbidi", disse.
Maribel rise.
Non nervosamente.
Non perché volesse mettere gli altri a proprio agio.
Semplicemente rise.
Il fotografo radunò tutti vicino alle vecchie querce.
"Tutti insieme!"
Per un attimo, mi chiesi se Maribel avrebbe fatto un passo indietro.
Se si sarebbe nascosta dietro qualcuno più alto.
Se avrebbe detto di non essere pronta.
Ma non lo fece.
Semplicemente mise un braccio intorno alla bambina che aveva in grembo.
Era esattamente dove doveva essere. Al centro.
Visibile.
Amato.
La macchina fotografica scattò.
E quella fotografia divenne la preferita di tutti.
Non perché tutti sembrassero perfetti.
Non perché tutti avessero un sorriso perfetto.
Non perché nessuno avesse difetti.
Diventò la nostra preferita perché, per la prima volta dopo mesi, nessuno si nascondeva.
Ed era la foto più bella che avessimo mai scattato.