Mio figlio annuì, senza lasciarmi la presa.
"Sono l'agente Hayes", disse l'uomo con gentilezza. "Nessuno è nei guai. Voglio che tu lo sappia subito."
"E allora perché ci sono delle auto della polizia laggiù?"
L'agente Hayes lanciò un'occhiata oltre la strada, verso la casetta gialla della signora Adele, poi tornò a guardare mio figlio.
"Perché ieri", disse, "hai notato qualcosa che a molti adulti è sfuggito."
Mi porse un salvadanaio rosso.
"Signora, per favore, lo apra."
Lo guardai. "Perché?"
La sua espressione si fece guardinga; sembrava una persona intenta a gestire le proprie emozioni nel contesto di una situazione professionale.
"Perché ciò che c'è dentro vale più del denaro."
Lasciate che faccia un passo indietro di qualche giorno, perché quanto accaduto sulla mia veranda quella mattina non può essere compreso senza sapere cosa fosse successo prima.
Tutto ebbe inizio davanti alla cassetta della posta della signora Adele, in un pomeriggio qualunque. Oliver ed io stavamo tornando dal parco – lui continuava a chiacchierare delle placche dello stegosauro e a chiedersi se servissero per rinfrescarsi o per combattere – quando la vedemmo lì, accanto alla cassetta della posta, con una busta sollevata verso il viso.
Oliver la salutò agitando la mano con entusiasmo. "Buon pomeriggio, signora Adele!"
Lei sorrise, ma con un attimo di ritardo, come chi sta tornando da altrove. "Ciao, mio esperto di dinosauri preferito."
"Non ancora", disse lui con serietà. "Confondo ancora i carnivori."
Lei rise e, per un istante, il suo sguardo vagò verso l'alto. Mi avvicinai, perché qualcosa nella sua postura mi metteva in allerta.