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La mia semplice uniforme, priva di ornamenti, mi sembrò improvvisamente troppo grande per quella stanza piena di vanità. Sentivo gli sguardi puntati su di me dalla testa ai piedi. Persone che solo pochi secondi prima ridevano ora mi evitavano.

"Ana..." sussurrò mia madre. Per la prima volta, senza ironia.

Mi fermai. Mi voltai verso di lei.

"Sì, mamma."

La mia voce era calma. Non alta. Non aspra. Semplicemente chiara.

"Perché... perché non hai detto niente?" chiese mio padre, quasi senza parole.

Sorrisi appena. Il sorriso stanco di chi ha sopportato molto in solitudine.

"Perché non me l'avete mai chiesto."

Un mormorio attraversò la stanza. Qualcuno posò un bicchiere. Da qualche altra parte, qualcuno si schiarì la gola.

Il colonnello Ionescu fece un passo avanti.