Ergastolo senza diritto di appello

«Sa che una sentenza non cambia in base alle emozioni», disse con fermezza.

«Lo so, giudice», rispose Andrei. «Non chiedo la libertà. Chiedo solo... di sapere chi sono. Almeno questo.»

La donna si fece avanti.

«Giudice», disse tremando. «Non chiedo nulla per me. Ma questo bambino non è colpevole di nulla. E un giorno chiederà.»

Il giudice si tolse gli occhiali.

Un pesante silenzio calò nell'aula.

«Esiste un regolamento», disse lentamente, consultando gli atti. Un regolamento usato molto raramente. Prevede una revisione del sistema di detenzione nei casi umanitari... non per lui, ma per il bambino.»

Gli avvocati alzarono improvvisamente lo sguardo.

«Questo non significa libertà», continuò il giudice. «Ma significa la possibilità di visite regolari e ininterrotte. Niente biberon. Niente telefonate.» "Padre e figlio faccia a faccia."

Un mormorio si diffuse nell'aula.

Andrei scoppiò in lacrime. Non ad alta voce. Non in modo teatrale. Come un uomo che ha trattenuto tutto dentro per troppo tempo.

"Grazie", disse, a malapena udibile.

Il giudice batté di nuovo il martelletto.