Capitolo 1: L'eco nei muri
Stavo levigando con cura una vecchia cassettiera di quercia che avevo recuperato, riportando alla luce il legno grezzo e autentico, quando squillò il telefono. Era questo tipo di lavoro ritmico e polveroso che finalmente faceva sentire un pensionato come se si fosse guadagnato un posto di pace nell'universo.
Il mio cellulare vibrò sul banco da lavoro contrassegnato, nella polvere come un insetto morente. Mi asciugai il sudore dalla fronte e vidi il nome Rosa Martinez lampeggiare sullo schermo. Pensai subito a cosa fare: Rosa puliva le case, compresa quella che avevo dato a mio figlio. Probabilmente mi serviva una nuova bottiglia di candeggina, o forse la chiave di riserva era di nuovo incastrata nella serratura.
Mi asciugai le mani sul grembiule di jeans e risposi alla chiamata.
"Signor Stanley", iniziò Rosa.
La sua voce tremava così tanto che mi raddrizzai di scatto.
"Signore... Deve venire immediatamente. Subito. La prego."
L'aria nel mio piccolo appartamento si fece improvvisamente rarefatta. «Rosa», dissi, lasciando cadere la carta vetrata e cercando a tentoni le chiavi. «Cos'è successo?»
Dall'altra parte proveniva un respiro affannoso. Il suo respiro era superficiale e frenetico, come se avesse appena corso su per le scale. E sotto quel respiro, c'era un altro suono, che cercava disperatamente di soffocare.
«Un televisore...» balbettò, come per convincere se stessa. «All'inizio ho pensato che fosse solo il televisore o uno di quei piccoli altoparlanti intelligenti per cani... ma ho cercato in soggiorno. In tutte le camere da letto. Ovunque.»