La notte prima del matrimonio, sentì le sue damigelle complottare per rovinare tutto: "Versate del vino sull'abito e nascondete le fedi". In silenzio, assimilò il tradimento e decise di cambiare la cerimonia senza dirglielo, in modo che l'altare rivelasse chi fosse veramente al suo fianco.
"Versate del vino sull'abito, nascondete le fedi, fate tutto il necessario... Valeria non merita di sposare Diego."
Ho sentito quella frase attraverso il muro dell'hotel la notte prima del mio matrimonio e per un attimo ho pensato che la mia mente mi stesse giocando un brutto scherzo.
Erano quasi le 00:30 in un boutique hotel di San Miguel de Allende, dove la mia famiglia e quella di Diego erano arrivate da Città del Messico, Puebla e Querétaro per celebrare il matrimonio che avevo pianificato per un anno. Il mio abito era appeso in una custodia bianca accanto allo specchio, le mie scarpe erano sistemate ordinatamente sotto una sedia e sul tavolo giacevano le mie promesse nuziali scritte a mano, ancora macchiate da una lacrima che mi era sfuggita mentre le leggevo per l'ultima volta. Non riuscivo a dormire. Mi sentivo nervosa, felice ed esausta. Diego mi aveva mandato un messaggio pochi minuti prima:
**Ci vediamo all'altare domani, amore mio. Non hai idea di quanto ho aspettato questo giorno.**
Ho sorriso come un'idiota. Ho spento la lampada. Ho chiuso gli occhi.
E poi ho sentito delle risate.
Inizialmente, ho pensato che le mie damigelle stessero ancora chiacchierando nella stanza accanto. Avevamo brindato insieme, scattato foto con indosso vestaglie di seta color champagne, e Mariana, la mia damigella d'onore, mi aveva abbracciata dicendo che ero "la sposa più bella del mondo".
Ma ora la sua voce suonava diversa. Fredda. Beffarda.
"Se l'abito si macchia, è finita", disse Mariana. "Se spariscono le fedi, ancora meglio. Con un po' di dramma, Diego capirà che sta commettendo un errore."
Sentivo il petto stringersi.
Un'altra voce, quella di Fernanda, chiese tra risate nervose:
"E se Valeria sospettasse qualcosa?"
Mariana scoppiò a ridere.
"Valeria non sospetta mai niente. Ecco perché mi sono data tanto da fare."
Rimasi seduta sul letto, immobile.
"Così tanto da fare cosa?" chiese qualcun altro.
Ci fu un breve silenzio. Poi Mariana disse:
"Ho lavorato su Diego per mesi. Mesi. Alla festa di fidanzamento, è quasi rimasto con me in terrazza. Gli è mancato solo il coraggio."
Mi portai una mano alla bocca.
Improvvisamente mi tornarono in mente tutti i momenti che avevo scelto di ignorare: Mariana che toccava troppo spesso il braccio di Diego, che rideva alle sue battute come se fossero soli, che mi chiedeva se non avessi paura di sposare un uomo "così attraente e così estroverso". Mi ricordai di come avesse insistito per tenere gli anelli "per non stressarmi". Mi ricordai di quando aveva detto di conoscere il programma del matrimonio meglio di chiunque altro.
Le avevo creduto.