Una volta, mentre stavamo uscendo dall’ospedale, mi prese la mano e mi disse con voce dolce:

Una mattina il medico dell’ambulatorio mi prese da parte e mi disse senza mezzi termini:

“È molto debole. Non credo che le resti molto tempo”.

Quel pomeriggio, uscendo dall’ambulatorio, la aiutai lentamente a salire su un taxi. Doña Carmen rimase in silenzio, guardando fuori dalla finestra come se stesse vedendo una città che non le apparteneva più.

Prima di uscire davanti a casa, disse:

“Diego… quando morirò, non lasciare che buttino via le mie cose senza controllare l’armadio.”

Sentii un colpo al petto.

“Non dire così.”

“Promettimelo.”

Di nuovo quella parola.

E di nuovo, annuii.

Le ultime due settimane furono molto dure.

Non riusciva quasi a mangiare.

Le inumidii le labbra con l’acqua.

Le rimboccai le coperte.

Lessi i titoli dei giornali ad alta voce perché sentisse che il mondo stava ancora entrando dalla sua porta.

Una notte mi afferrò il polso con una forza che non sapevo avesse ancora.

“Perdonami.”

“Per cosa?”

I suoi occhi si riempirono di lacrime.

“Per non averti pagato.”

Qualcosa dentro di me si spezzò.

“Non mi devi niente, Doña Carmen.”

Scosse appena la testa.

“Sì, invece. Ma non sono soldi quelli che riceverai.”

Non capii quelle parole.

Due giorni dopo, quando arrivai, la vicina di fronte era in piedi sulla porta con gli occhi rossi.