Capitolo 2: La scia di documenti
Il mio telefono vibrò violentemente nel palmo della mia mano ancora prima di raggiungere l'isolato successivo.
"Dove sei, Alison?" La voce di Greg era piatta, priva di quel calore vellutato che di solito riservava a me.
"Abby... non si sentiva bene. Siamo rimaste indietro per andare in farmacia al centro commerciale." Mentii, con il cuore che mi batteva forte nel petto.
Un pesante silenzio calò dall'altra parte del telefono. "Non mentirmi," insistette. "Ho visto passare l'autobus. Sono proprio qui. Smettila di lasciare che una bambina dica agli adulti cosa devono fare. Vai a casa. Subito."
Riattaccai. Non andai a casa. Chiamai mia madre, Catherine, e poi, con le dita tremanti, chiamai il mio ex marito, Chris.
Ci incontrammo in una zona ristoro affollata del centro commerciale: un luogo neutrale, sotto l'occhio vigile delle telecamere di sicurezza. Quando Chris arrivò, non ci fu nessun "Te l'avevo detto". Si limitò a guardare il volto terrorizzato di Abby e ad abbracciarla.
Fu allora che arrivò il secondo messaggio di Greg. Era una fotografia ad alta risoluzione.
Sul tavolo della cucina c'erano il mio passaporto, il certificato di nascita di Abby, l'atto di proprietà del mio appartamento e un grosso documento legale. In alto, in grassetto: PROMESSA DI CONTRATTO DI COMPRAVENDITA.
In fondo alla pagina, accanto a una linguetta giallo fluo, c'era una firma. Non era un falso. Era esattamente la mia calligrafia, con quel leggero ricciolo nell'inconfondibile "A".
Un'ondata di profonda nausea mi travolse. Due settimane prima, Greg mi aveva messo fretta mentre stavo uscendo per un'importante presentazione, infilandomi in mano una pila di "moduli per la gita scolastica e aggiornamenti assicurativi". "Firma solo le linguette, tesoro, te li spedisco", mi aveva detto, baciandomi sulla guancia.
Avevo prenotato la casa pensando ai pranzi scolastici e ai progetti architettonici.