«Faccio parte della famiglia stretta», dissi, mantenendo il sorriso per la macchina fotografica.
Mi guardò, con un'espressione tagliente e gelida. «Non ora».
Il fotografo si mosse a disagio sulla sedia. Jason fissava le sue scarpe. La mascella di mio padre si contrasse, ma rimase in silenzio. Mia madre sembrava smarrita, incerta se le fosse permesso parlare.
Mi feci da parte comunque, non volendo rovinare il viaggio che avevo pagato con quel poco di dignità che mi era rimasta. La sessione continuò, gruppo dopo gruppo, con Vanessa che disponeva le persone come mobili.
Più tardi quella sera, a cena, Vanessa inviò a tutti le foto modificate tramite AirDropu. Le aprii e mi si rivoltò lo stomaco. In ogni foto in cui c'ero anch'io, qualcosa non quadrava. Il cielo dietro di noi sembrava distorto. Un braccio finiva bruscamente. Un'ombra non apparteneva a nessuno.
Mi aveva cancellata.
Fissai lo schermo e sussurrai: «Vanessa... mi hai tagliata fuori?» Non esitò. Si sporse verso di me attraverso il tavolo e disse con calma: "Vai a sederti da sola e stai zitta. Non fai parte della nostra famiglia."
Qualcosa dentro di me si immobilizzò, come se una serratura si chiudesse con un clic.