Sentii le lacrime affiorare agli occhi, ma mi rifiutai di lasciarle scorrere. Non davanti a lei. "Dici sul serio?" chiesi, con voce appena udibile.
Lei scrollò le spalle con indifferenza. "Avresti dovuto essere più gentile con me quando eravamo bambini. Forse allora mi sarei sentita in colpa."
Afferrai il telefono, tremando, e chiamai l'avvocato. "Dawn!" rispose, con aria sorpresa. "Cosa posso fare per te?"
"Charlotte mi ha cacciata di casa!" esclamai. "Cosa farò adesso?"
Ci fu un breve silenzio, poi scoppiò a ridere. Una risata genuina, non beffarda.
"Non ci posso credere," ridacchiò. "Sta succedendo proprio come aveva previsto tuo padre. Vieni nel mio ufficio domani. Ho qualcosa per te."
Non capii cosa intendesse, ma sentii un barlume di speranza.