Richard riattaccò il telefono e si sedette perché le gambe gli cedettero di nuovo.
Per diversi secondi nessuno disse nulla.
Non era necessario.
C'erano momenti che non cambiavano il passato, ma dimostravano che il futuro era ancora possibile.
Mesi dopo, in una mattina meno fredda, Clara varcò di nuovo la soglia dell'ospedale St. Gabriel.
Portava Gabriel addormentato sul petto.
Non indossava più lo stesso maglione logoro né aveva più quello sguardo affranto.
Era ancora
stanca, sì, ma era una stanchezza diversa.
Una stanchezza che derivava dalla compagnia.
Richard li aspettava all'ingresso con una borsa di pannolini, un appuntamento stampato e quella umile pazienza che viene solo dopo il senso di colpa.
Emilio arrivò due minuti dopo con un biberon caldo, il respiro affannoso per aver corso per non fare tardi.
L'infermiera alla reception, la stessa che mesi prima aveva chiesto del marito, alzò lo sguardo e sorrise al bambino. «È così grande», disse.
Papà sta arrivando?
Clara guardò Emilio.
Lui si fermò a distanza di sicurezza, senza dare nulla per scontato.
Poi lei si rivolse di nuovo all'infermiera e rispose con calma, per una volta senza mentire.
«Sì.
Sta arrivando.
Ma questa volta verrà per restare.»