Posò il telefono sul tavolo con una compostezza quasi irreale. Era evidente che ci aveva pensato a lungo.
«Non viviamo più negli anni '50», continuò con tono distaccato. «Chiunque viva qui deve fare la sua parte. Cinquanta e cinquanta».
Si guardò intorno nella stanza in cui si trovavano. La casa che aveva arredato con tanto amore. Le tende che aveva cucito lei stessa nei tranquilli pomeriggi. Il tavolo da pranzo che avevano comprato insieme a rate quando i soldi scarseggiavano.
«Io faccio la mia parte», disse lui a bassa voce, cercando di mantenere la calma.
Ridacchiò sommessamente, come se lei avesse detto qualcosa di divertente.
«Tu non lavori», replicò seccamente.
Quelle tre parole lo ferirono più profondamente di qualsiasi altra cosa avrebbe potuto dire.
Come se crescere dei figli non significasse nulla.
Come se gestire il bilancio familiare non significasse nulla.
Come se prendersi cura di sua madre durante la malattia non significasse nulla.
Era come un dovere invisibile stargli accanto a ogni riunione aziendale, sorridergli con gratitudine e scambiare qualche parola con lui.
In memoria di ciò che ci ha lasciato
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