«Sembra che abbia vinto io.»
Qualcosa dentro di me si è spezzato.
Volevo urlare. Volevo allontanarla da quella bara. Volevo che entrambe provassero anche solo una piccola parte della sofferenza di mia figlia.
Ma non mi mossi.
Strinsi la mascella, fissai la bara e mi sforzai di respirare, perché sapevo che se avessi parlato, non sarei più riuscita a fermarmi.
Mia figlia, Emily Carter, era venuta a trovarmi qualche settimana prima... con le maniche lunghe in piena estate.
«Ho freddo, mamma», disse.
Fetti finta di crederle.
Altre volte sorrideva in modo troppo intenso; i suoi occhi erano lucidi, come se avesse pianto e si fosse asciugata le lacrime in fretta.
«Ethan è stressato», ripeteva, come se ripeterlo potesse renderlo vero.
«Torna a casa», la implorai. «Sei al sicuro con me.»
«Andrà tutto bene», insistette. «Ora che sta per arrivare il bambino… tutto cambierà».
Volevo crederle.
Davvero.