Il ragazzino si voltò verso la bara, come se la conoscesse. La sua voce diventò un sussurro, quasi una preghiera:
— Vi sta aspettando. Aspetta che la salviate.
Nella sala si diffuse un bisbiglio. La madre di Elena smise di singhiozzare, come se le lacrime si fossero bloccate di colpo. Riccardo sentì il respiro accelerare. Contro ogni logica, contro ogni ragione, dentro di lui si mosse qualcosa: speranza. O forse follia.
Il bambino fece un passo tremante verso il feretro. Le sue dita piccole sfiorarono il coperchio lucido.
— Mi ha detto anche un segreto — mormorò. — Una cosa che solo lei potrebbe sapere.
Riccardo rimase pietrificato.
— Che segreto? — chiese, con la voce dura solo in apparenza.
Le labbra del ragazzino tremarono. Gli occhi si riempirono di lacrime, ma non abbassò lo sguardo.
— Ha detto… ha detto che non vi ha mai perdonato perché quella notte non c’eravate. Però… però ha detto anche che vi vuole ancora bene.
La cappella cadde nel silenzio più totale.
E in quell’istante, il mondo di Riccardo — costruito con regole, controllo, muri altissimi — iniziò a sgretolarsi, pezzo dopo pezzo.