Julian cucinava da settimane, ma quella sera si muoveva in cucina con una grazia sconcertante. Nessun movimento sembrava casuale, come se stesse cercando di convincere se stesso, o noi, che tutto andasse bene. L'odore di pollo arrosto riempiva la stanza, mescolandosi al lieve ronzio del frigorifero. Avrebbe dovuto essere rilassante, ma per qualche ragione non faceva altro che acuire il nodo allo stomaco. C'era qualcosa di strano in tutta la situazione, qualcosa che non riuscivo a definire.
"Guarda papà che si cimenta ai fornelli", scherzò Evan, un sorriso stanco che gli increspava le labbra mentre si sedeva. Ma nella sua voce non c'era traccia di allegria. I suoi occhi, sebbene stanchi, brillavano di un barlume di speranza, come quelli di un bambino che desidera ardentemente il ritorno di qualcosa di perduto da troppo tempo.