Pensavo di andare a prendere mia figlia dopo il pranzo di Pasqua, quando ho sentito la risata di mio genero e il sorriso beffardo di sua madre: "Torna nella tua casa solitaria". Nel momento in cui ho varcato la soglia e ho visto mia figlia a terra, insanguinata e con il respiro affannoso, qualcosa dentro di me si è spezzato. "Avete toccato mia figlia", ho detto, chiedendo subito aiuto. Quello che hanno fatto dopo ha peggiorato la situazione ben oltre ogni nostra immaginazione.

Capitolo 1: Mattina in frantumi

Il silenzio di una casa solitaria la domenica mattina ha una consistenza particolare, pesante. Da quando ho perso mia moglie, Sarah, tre anni fa, le festività sono diventate per me più una prova di resistenza che una festa. In quella particolare domenica di Pasqua, me ne stavo in piedi al centro della mia cucina sbiadita, a guardare il piatto girevole del microonde che faceva girare una tazza di caffè tostato scuro. Il ronzio del microonde era l'unico suono che contrastava con il ticchettio costante e ritmico dell'orologio nel corridoio. Il sole del mattino, pallido e insolitamente freddo per una primavera dell'Ohio, filtrava attraverso le persiane, illuminando i granelli di polvere che danzavano nell'aria vuota.