Nel 1979 adottò nove bambine nere abbandonate: 46 anni dopo, la loro sorpresa superò ogni aspettativa.

«Li adotterò», ripeté Richard, questa volta a voce più alta. «Tutti quanti».

La sua espressione cambiò: prima shock, poi paura per lui.

«Signor Miller… lei è solo», disse con cautela.

«Lo so».

«Nove figli sono un'eternità», lo ammonì. «Non è… non è come un cucciolo. Sono biberon, malattie, scuola e…»

«Lo so», ripeté lui, pur non capendo. Non i dettagli. Solo il significato.

Suor Catherine scrutò il suo viso in cerca di spietatezza, egoismo, ostentazione.

Le mani di Richard tremavano leggermente, ma il suo sguardo rimase fisso. «Non voglio che vengano separati», disse con voce tremante. «Non se posso impedirlo».

I suoi occhi brillavano. «Perché farebbe una cosa così impossibile?»

Richard deglutì a fatica. «Perché mia moglie mi ha detto di non lasciare che l'amore muoia», disse. «E ho ancora tanto amore da dare. Troppo. Ho bisogno di un posto dove riporlo.»

Suor Catherine rimase in silenzio per un attimo. Poi espirò.

«Non succederà in fretta», avvertì. «I tribunali. Gli assistenti sociali. Le visite a domicilio. Metteranno in dubbio la tua sanità mentale.»

Richard annuì una volta. «Allora lasciala fare.»

Suor Catherine guardò di nuovo le nove culle, come se cercasse di infondere speranza. Gli posò la mano sulla sua. Calda. Ferma.

«Allora ci proveremo», disse. «Per lei.»

E in quella stanza, mentre nove bambine dormivano sotto morbide coperte e fuori rimbombava il tuono, la vita di Richard Miller ricominciò.

Parte 2 – 1979–1981: Il mondo esige prove