Nel 1979 adottò nove bambine nere abbandonate: 46 anni dopo, la loro sorpresa superò ogni aspettativa.

Uscì nella tempesta, il cappotto si inzuppò all'istante, le scarpe sguazzavano nell'acqua bassa mentre saliva i gradini. Suonò il campanello. Il suono echeggiò nell'edificio come se avesse importanza.

Una suora aprì la porta. Il suo volto rifletteva la tranquilla pazienza di una donna che aveva visto troppo.

"Sì?" chiese dolcemente.

"Mi dispiace", iniziò Richard, con voce imbarazzata. "Io... non so perché sono qui. Ho visto solo il cartello."

Lo osservò per un attimo, poi si fece da parte. "Entri prima che le venga la polmonite", disse.

Dentro, c'era un odore di detersivo al limone e qualcosa di leggermente dolce, forse farina d'avena. Il corridoio era caldo, illuminato da vecchie lampade, e in fondo all'edificio, un bambino pianse brevemente prima di essere consolato. Richard si asciugò la pioggia dal viso e cercò di ricordarsi di respirare.

"Mi chiamo Richard Miller", disse.

«Suor Catherine», rispose la suora. «È qui per fare una donazione? O per fare volontariato?»

Richard deglutì. «Ho perso mia moglie. Non abbiamo mai avuto figli. Io... non ho un piano.»

L'espressione di Suor Catherine si addolcì, ma non provò alcuna pietà per lui.

«A volte le persone vengono qui senza un piano», disse dolcemente. «Ed è allora che Dio opera al meglio.»

Richard non sapeva più a cosa credere. Sapeva solo che il vuoto dentro di lui si faceva sempre più grande.

Continua a leggere nella pagina successiva