Per un lungo istante, Kora li osservò semplicemente. Il deserto sembrò trattenere il respiro. Infine, si avvicinò, con la rivoltella appoggiata al fianco, più per abitudine che per paura. Il capo – avrebbe presto scoperto che si chiamava Tahno – alzò una mano in segno di saluto. Gli altri sei uomini annuirono rispettosamente, ma non fecero movimenti bruschi, lasciandole lo spazio di cui aveva chiaramente bisogno.
"Perché?" chiese infine Kora, la sua voce che risuonava nell'aria secca e frizzante. "Perché proprio io? Perché tutto questo?" Le sue mani tremavano nervosamente, tradendo la sua apparente calma.
Tahno sorrise appena, non calorosamente, ma con aria di chi sa tutto. "Perché sei forte. Perché vivi in armonia con la terra, e la terra rispetta la forza. Perché una donna come te... non ha posto nella paura. Ha posto nella libertà di scelta, e noi scegliamo di onorarla."
Quelle parole fecero esitare Kora. Una scelta. Non ci aveva pensato da anni. Qui, la sopravvivenza era già una scelta sufficiente. Ogni mattina sceglieva di alzarsi, raccogliere l'acqua, nutrirsi e curare il piccolo orto che resisteva ostinatamente al caldo. Ma nessuno l'aveva mai costretta a scegliere in questioni di cuore, nella vita sociale, nella vita al di là della mera sopravvivenza.
Uno dei cavalieri, un giovane dall'aria calma e sicura, spinse dolcemente il suo cavallo. "Non ti costringeremo", disse. "Aspettiamo la tua risposta, anche se dovesse arrivare domani. O la prossima settimana. O il prossimo anno."
Kara sbatté le palpebre. In tutti gli anni trascorsi in solitudine, nessuno le aveva mai parlato con tanta pazienza, con tanto rispetto. In tutti gli anni in cui non aveva avuto bisogno di nessuno, nessuno le aveva mai offerto una mano senza chiedere nulla in cambio. Quel pensiero la tormentava.