In cucina si sentiva profumo di pane tostato, caffè appena fatto e un leggero sentore di vaniglia: quel tipo di fragranza che si crea per rendere perfetta la mattinata. La luce del sole filtrava dalle finestre, proiettando riflessi dorati sul piano di lavoro in marmo. Tutto sembrava studiato a tavolino. Troppo perfetto.
Tomás non era un tipo da colazione. Viveva per le riunioni, le cuffie e le partenze frettolose. Se ero fortunata, mi lasciava un bigliettino vicino alla tazza: "Sono in ritardo". Dopo dodici anni di matrimonio, avevo imparato a decifrare il suo affetto come un avvocato legge un contratto: con attenzione, sempre alla ricerca di ciò che non viene detto.
Vederlo lì quella mattina fu quindi inquietante.
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Caffè
Cibo
Pasticcini
Con le maniche rimboccate, si destreggiava tra i fornelli e i piatti come se la vita domestica fosse sempre stata la sua. Canticchiava persino una vecchia melodia, una melodia della sua giovinezza, mentre mi guardava, ignaro del tempo che passava.
«Ciao, amore mio», disse senza voltarsi, con voce dolce e ferma.
La parola era pronunciata male.
«Che stai facendo?» chiesi, appoggiandomi allo stipite della porta.
Si voltò con un sorriso misurato, tenendo in mano un vassoio apparecchiato con una precisione quasi ossessiva: uova strapazzate soffici, fette di avocado, pane tostato imburrato, succo di frutta fresca e una ciotolina di yogurt con miele e frutti di bosco. Equilibrato. Simmetrico. Perfetto.
«Volevo viziarti», disse. «Ultimamente le cose sono state... tese».
«Tese» era un modo gentile per descrivere il silenzio, i messaggi cancellati, le porte chiuse e un nome che compariva fin troppo spesso sul suo telefono.
Claudia.
La sua segretaria.