Deglutii a fatica, un ricordo doloroso mi balenò davanti agli occhi. "Ricordo."
"Ha detto che zia Vanessa non avrebbe capito le conseguenze finché non fossero diventate pubbliche", recitò Lily con voce ferma. "Ha detto che non le importava di ferire gli altri, le importava solo di come la vedevano gli altri."
Aggrottai la fronte, confusa da quell'improvvisa svolta filosofica. "Lily, lo so. Ecco perché ce ne andiamo. Interrompiamo ogni contatto con loro."
Lily scosse la testa. Infilò la mano nella sua piccola borsetta da sera tempestata di perle.
"No, mamma", sussurrò Lily, guardando oltre me verso le finestre luminose e lontane della grande sala da ballo. "Ce ne andiamo. Ma non le ho lasciato niente."
Dalla sua borsetta, mia figlia tredicenne estrasse una busta di carta spessa e pesante, grande come un foglio A4.
"Cos'è questo?" chiesi, con il cuore che mi batteva forte nel petto.
Lily sollevò la busta nella pallida luce arancione del parcheggio. Un sorriso spaventosamente luminoso e freddo le balenò sulle labbra.
"Sorpresa", disse.
Capitolo 3: La bomba atomica
Fissai la spessa busta di carta manila nella mano di mia figlia. L'aria fredda della notte nel parcheggio improvvisamente si fece elettrica, appesantita dal terrificante e meraviglioso peso di una giustizia imminente.
"Lily, cosa hai fatto?" sussurrai, facendo un passo verso di lei.
Lily non mi porse la busta. Invece, aprì la chiusura metallica in cima ed estrasse il contenuto per mostrarmelo.
Dentro c'erano una dozzina di fotografie a colori nitide e ad alta risoluzione, stampate su carta lucida di alta qualità.
Guardai la foto in alto.